Henry James, Il carteggio Aspern


«Posso iniziare subito con una critica? Qui dentro Venezia non c’è. Henry James avrebbe potuto ambientare questo racconto in una qualsiasi città e neppure ce ne saremmo accorti. Sono stato a Venezia da bambino, tanti anni fa; però, tranne la serata in cui il pennaiolo da strapazzo accompagna Tina tra i canali, facendo un gran giro prima di arrivare in Piazza San Marco, non ho avuto la percezione d’esser veramente a Venezia. E poi, scusate, ma questo racconto in quanti capitoli è diviso? Sono otto o nove?» La domanda di Alessandro ci coglie di sorpresa.
Rapida verifica. «Nove, perché?»
«Ecco perché m’era sembrato finisse in modo così brusco! Non ho girato la pagina… Non l’ho terminato. Sono arrivato alla fine dell’ottavo. La vecchia sembrava morta, poi c’era una pagina bianca… e ho restituito il libro senza andare oltre la pagina bianca. Mi sembrava stessi perdendo qualcosa».
Così, l’incontro di giugno resterà nella storia degli equiLibristi non come “quello in cui, per la prima volta, andammo a cena insieme”, bensì come quello “del nono capitolo, che Alessandro non ha letto”.
Ne abbiamo riso tutta la sera, trasformando Il carteggio Aspern in un racconto quasi umoristico. Eppure, se James non ha dato l’input ad Alessandro d’andar oltre quella pagina bianca, una ragione c’è. Evidentemente non è stato in grado di catturare il lettore, non ha creato quel minimo di suspense che ci spinge a vedere “come va a finire” sebbene il libro non ci abbia entusiasmati granché. Come ha detto Beatrice, «leggevo, leggevo aspettando che accadesse qualcosa, ma continuava a non accadere nulla. Il libro ha svegliato il mio interesse verso la fine. Un po’».
E si capisce che “quel po’” è un quantitativo molto trascurabile.
Quanto siamo diversi noi lettori. Valeria, che non ha partecipato all’incontro ma che avevo incrociato qualche giorno prima sulla porta della biblioteca, mi disse: «Mi è piaciuto moltissimo. Sarà che amo i classici, ma James mi ha tenuta incollata al libro fino all’ultima pagina. Non puoi abbandonarlo, è troppo forte la curiosità di sapere come va a finire».
Che la variabile determinante a decretare il successo di questo romanzo sia quindi la predilezione per i classici? Le impressioni di Annamaria sembrerebbero confermarlo.  
«Nonostante sia ambientato nella Venezia di fine Ottocento, mi è sembrato d’esser lì pagina dopo pagina, ne ho percepito la magia. E poi l’attaccamento di Juliana per Aspern, la testardaggine nel non voler cedere un pezzo di vita a chi potrebbe rivangare il passato, travisando la verità; la passione di questa donna ultracentenaria nel proteggere fatti e parole di un tempo che fu! Mi sembra di vedere il suo volto scavato, con un fascio di luce al posto degli occhi, in grado di fulminare le persone».
Non dimenticherò mai la sua figurina bianca, piegata, barcollante, con la testa levata, il suo atteggiamento, la sua espressione; neppure dimenticherò il tono con cui, mentre mi giravo guardandola, sibilò con furia, con passione:
Furfante d’uno scrittorucolo! (che nella traduzione di Maria Luisa Agosti Castellani è un bellissimo “Canaglia di pennaiolo!”).
«Devo essere proprio vecchia per aver amato così tanto Il carteggio Aspern!», esclama con una gran risata Annamaria, chiudendo il suo intervento.  
Ma no, non è l’età del lettore a rendere questo racconto lungo più o meno indimenticabile! Ho la sensazione che Rita lo dimenticherà prestissimo («Che fatica nel passare dallo stile di Fois alla lentezza di James»), e che Candida lo ricorderà solo per averlo letto qualche giorno prima di slogarsi una spalla. «Noioso, una pesantezza! E la voce narrante?! Insopportabile. M’ha dato un fastidio nel momento in cui scappa da Venezia dopo aver quasi ucciso la padrona di casa». Qui non facciamo sconti a nessuno, e il povero pennaiolo ne esce malissimo. È andata meglio alla signorina Tina, la vecchia più giovane, un’incapace, poveretta!, che si riscatta solo alla fine del racconto («Beh, mica tanto» bofonchia Candida, «Poteva venderle quelle lettere anziché bruciarle. Almeno c’avrebbe fatto un po’ di soldi!»).
Lettura da dimenticare? Il quadernetto di Lina arriva in soccorso dello stropicciato James (ma quanti appunti prende Lina?! Meticolosa come poche). Le piace la capacità dell’autore di descrivere i personaggi, le è piaciuto assaporare di nuovo l’aria di Venezia, essere entrata in un vecchio palazzo grigio e rosa con balconi in pietra e un’ampia facciata caratterizzata da archi e pilastri; esserci arrivata in gondola, da un canale malinconico, e aver visto un giardino, dall’incantevole trasandatezza tipicamente veneziana, che si trasforma in una moltiplicazione di germogli, per poi diventare un groviglio di fiori e colori.
«Sono stata a Venezia di recente, in occasione dell’ultima Biennale, e ho avuto la fortuna di poter entrare in palazzi normalmente inaccessibili. Luoghi straordinari, non così diversi dalla descrizione che ne fa Henry James». E le immagini evocate da Lina hanno il potere di ricondurre anche noi tra i canali di Venezia.

Suggerimento di lettura: Iosif Brodskij

Cosa vogliamo salvare ancora del carteggio Aspern? Secondo Rita, non possiamo trascurare l’affascinante aneddoto da cui trae spunto il racconto. Henry James, che doveva possedere taccuini simili a quelli di Lina, nel gennaio del 1887 annotò un episodio che gli era stato raccontato a Firenze. Pare che Claire Clairmont, sorella di Mary Shelley e innamoratissima di Lord Byron (da cui aveva avuto una figlia), avesse trascorso gli ultimi anni della sua vita a Firenze, con la nipote Pauline. Uno studioso, maniaco di Shelley e alla ricerca di reliquie letterarie, avrebbe tentato di introdursi nella casa delle due signore, utilizzando lo stratagemma della ricerca di una stanza in affitto, per  impadronirsi della corrispondenza e di qualsiasi documento di Byron e Shelley posseduto da Claire Clairmont. Ossessioni letterarie ambientate in città italiane che hanno conquistato gli scrittori di tutti i tempi.
Ritenevo probabile che la signorina Tina non avesse letto una sola parola delle poesie. Se per giunta con la sua compagna era sempre sfuggita a intrusioni e ricerche, le erano mancate le occasioni per ficcarsi in testa che qualcuno mirasse alle lettere. Nessuno aveva mire sulle lettere perché nessuno ne conosceva l’esistenza. 
Una lettura che ha lasciato il nostro Luigi infastidito dall’insistenza del mondo di infilarsi in faccende che dovrebbero restare private («Perché rimestare tra le lettere? La vecchia aveva tutto il diritto di fare delle sue cose ciò che preferiva. Non comprendo questa smania di rendere pubblici gli scritti privati di poeti, pensatori, uomini di lettere»). 
Solo un punto sembra aver accomunato letture tanto diverse della stessa opera: la sensazione d’aver avuto tra le mani un classico della letteratura inglese e non un racconto scritto da un americano. Henry James c’è sembrato troppo europeo per poterlo considerare di New York.

Henry James, Il carteggio Aspern, letto nella traduzione di Gianna Lonza, Garzanti (ma, dal confronto tra edizioni diverse, la traduzione di Maria Luisa Agosti Castellani ci è sembrata più gustosa).
 
La celebre libreria Acqua Alta di Venezia

Per esigenze tecniche, a luglio gli equiLibristi si incontreranno il quarto giovedì del mese (giovedì 26 luglio) dopo aver letto Piccoli suicidi tra amici di Arto Paasilinna (tradotto da Maria Antonietta Iannella e Nicola Rainò per  i tipi di Iperborea). 
C’è già aria di vacanza e qualche equiLibrista ci seguirà dalla spiaggia, dai monti, da una città lontana dalla biblioteca di Ciampino. Ogni equiLibrista che si rispetti parte almeno con un paio di libri nello zaino e ne consiglia almeno altri due ai compagni di lettura. Quindi? Cosa vi porterete dietro? E cosa consigliate al resto del gruppo?   




Commenti

  1. Non poteva che essere con un post così intrigante, il mio esordio nel leggere le argomentazioni sui libri de Gli equiLibristi del giovedì e devo dire che un po' mi spiace di non poter frequentare di persona questo gruppo di lettura. E' talmente vivo e frizzante che non mi stupirei se la formula del Controfestival/Lettori sul palco sia stata ispirata proprio dal vostro gruppo.
    Un saluto dalla vostra nuova fedele seguace - d'ora in poi.

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    1. E ti divertiresti tantissimo tra questi lettori senza peli sulla lingua. Un bel gruppo con qualche partecipante che non disdegna né i gialli né le geografie. Eventuali consigli da parte della lettrice giallamente ferrata verrebbero accolti col sorriso.
      E per settembre abbiamo in mente un tema che ti garberebbe assai... Gradita la partecipazione a distanza (ho generato la dovuta suspense?)

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    2. Certo che hai generato la dovuta suspense, partecipo a distanza!

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